Guida · Partita IVA e fatture
Regime forfettario 2026: requisiti, tasse, contributi ed esempi
di Brian Barrionuevo · aggiornata il · 5 minuti di lettura
Il regime forfettario è il modo più semplice ed economico per avere una partita IVA, ma ha regole precise su chi può entrare, su come si calcola il reddito e su quando se ne esce. Questa guida spiega requisiti, tasse e contributi con esempi per tre attività diverse, e cosa cambia in fattura.
In breve
- Si entra con ricavi fino a 85.000 € e redditi da lavoro dipendente fino a 35.000 €; oltre 100.000 € si esce subito.
- Reddito = ricavi × coefficiente; tolti i contributi si paga il 15%, o il 5% per cinque anni per le nuove attività.
- Un consulente con 40.000 € di compensi paga 11.594 € fra contributi e imposta e tiene 28.406 €.
Che cos’è il regime forfettario
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per chi ha una partita IVA come persona fisica e incassa poco. Invece di dedurre le spese una per una, il reddito si calcola applicando ai ricavi un coefficiente di redditività fisso, diverso per tipo di attività; su quel reddito, tolti i contributi, si paga un’unica imposta sostitutiva al posto di IRPEF e addizionali. Niente IVA in fattura, niente ritenuta d’acconto subita, contabilità ridotta al minimo.
Chi può entrare e chi no
- ricavi o compensi dell’anno precedente non oltre 85.000 €;
- redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non oltre 35.000 €, a meno che il rapporto sia finito;
- non lavorare in prevalenza per il datore di lavoro attuale o per quelli dei due anni precedenti;
- non avere quote di controllo in società a responsabilità limitata che svolgono attività simili, né partecipazioni in società di persone.
Il limite dei ricavi si guarda ogni anno, con il principio di cassa: contano le somme incassate fra il 1° gennaio e il 31 dicembre, non le fatture emesse. Se nell’anno incassi fra 85.000 € e 100.000 € resti forfettario fino a fine anno ed esci dal 1° gennaio successivo; se superi 100.000 € esci subito, e l’IVA si applica già dalla fattura che fa superare il limite.
Come si calcolano le tasse
- Reddito: ricavi incassati × coefficiente dell’attività.
- Contributi: calcolati sul reddito, con le regole della tua gestione previdenziale; quelli versati nell’anno si deducono.
- Imposta sostitutiva: il 15% del reddito meno i contributi; il 5% per i primi cinque anni di una nuova attività.
| Attività | Coefficiente | Su 10.000 € incassati |
|---|---|---|
| Professioni, attività scientifiche e tecniche | 78% | 7.800 € di reddito |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 40% | 4.000 € di reddito |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% | 8.600 € di reddito |
| Altre attività economiche | 67% | 6.700 € di reddito |
Il coefficiente dipende dal codice ATECO dell’attività, scelto all’apertura della partita IVA. Il 5% spetta per l’anno di inizio e i quattro successivi se nei tre anni precedenti non hai svolto attività d’impresa o di lavoro autonomo, e se la nuova attività non è la semplice prosecuzione di un lavoro dipendente fatto prima con le stesse mansioni.
I contributi INPS
- Professionisti senza cassa (consulenti, formatori, informatici…): gestione separata, 26,07% del reddito, solo su quello che guadagni.
- Artigiani e commercianti: una quota fissa da pagare comunque (circa 4.521 € per gli artigiani e 4.612 € per i commercianti nel 2026), che copre il reddito fino al minimale di 18.808 €, più circa il 24% sulla parte di reddito che lo supera. Chi è forfettario può chiedere all’INPS la riduzione del 35%, che però riduce anche la pensione futura.
- Professionisti con una cassa (avvocati, ingegneri, medici…): contributi alla propria cassa, con le sue regole.
Esempi con i numeri
Esempio: consulente con 40.000 € di compensi, aliquota del 15%
- Reddito: 40.000 € × 78% = 31.200,00 €.
- Contributi alla gestione separata: 31.200,00 € × 26,07% = 8.133,84 €.
- Imposta: (31.200,00 € − 8.133,84 €) × 15% = 3.459,92 €.
Restano 28.406,24 € l’anno, circa 2.367 € al mese. Con il 5% da nuova attività l’imposta scende a 1.153,31 € e restano 30.712,85 €.
Esempio: negozio con 60.000 € di incassi
- Reddito: 60.000 € × 40% = 24.000,00 €.
- Contributi: quota fissa 4.611,64 € più 24,48% su 5.192,00 € sopra il minimale = 5.882,64 €.
- Imposta: 18.117,36 € × 15% = 2.717,60 €.
Restano 51.399,76 €, ma da qui vanno tolti gli acquisti di merce e le spese del negozio: nel forfettario non si deducono, perché sono già comprese nel coefficiente.
| Consulente, 40.000 € | Artigiano, 30.000 € | Negozio, 60.000 € | |
|---|---|---|---|
| Reddito | 31.200,00 € | 20.100,00 € | 24.000,00 € |
| Contributi | 8.133,84 € | 4.831,44 € | 5.882,64 € |
| Imposta sostitutiva | 3.459,92 € | 2.290,28 € | 2.717,60 € |
| Resta dei ricavi | 28.406,24 € | 22.878,28 € | 51.399,76 € |
L’artigiano con 30.000 € di ricavi ha un reddito di 20.100,00 €, sotto il minimale: paga solo la quota fissa, che pesa molto su redditi così bassi. È il caso in cui conviene valutare la riduzione del 35%.
Come si apre e come si chiude
La partita IVA si apre entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Professionisti e lavoratori autonomi senza obbligo di iscrizione al Registro delle imprese usano il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate: via PEC, in un ufficio, per raccomandata oppure online, da soli o tramite un intermediario. Artigiani, commercianti e le altre imprese individuali usano invece la Comunicazione Unica al Registro delle imprese, che vale anche ai fini previdenziali e per la partita IVA. Nel modello si indica il codice ATECO, da cui dipende il coefficiente, e si sceglie il regime forfettario con il codice 2 dei regimi fiscali agevolati. I professionisti senza cassa si iscrivono alla gestione separata.
Per chiudere si usa lo stesso modello, o la Comunicazione Unica per le imprese, entro 30 giorni: per la cessazione decorrono dalla fine delle operazioni di liquidazione dell’attività, e fino ad allora restano gli obblighi di fatturazione, registrazione e dichiarazione. Nel forfettario non c’è un conto IVA da regolare, ma restano da pagare il saldo dell’imposta e dei contributi dell’ultimo anno.
Il regime si applica anno per anno: se un anno perdi un requisito, dall’anno dopo passi al regime ordinario, con IVA, ritenute e contabilità semplificata. Se poi i requisiti tornano, puoi rientrare nel forfettario.
Fatture, bollo e pagamenti
- Niente IVA: in fattura si scrive che l’operazione è fatta nel regime forfettario, senza applicazione dell’IVA. Di conseguenza l’IVA sugli acquisti non si detrae.
- Fattura elettronica: obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024, attraverso il Sistema di Interscambio.
- Marca da bollo: 2 € sulle fatture sopra 77,47 €, che si possono addebitare al cliente (e non contano nei ricavi del limite).
- Niente ritenuta d’acconto: i clienti non devono trattenere il 20%.
- Rivalsa INPS del 4%: i professionisti in gestione separata possono addebitarla in fattura; fa parte dei compensi.
L’imposta sostitutiva si paga con l’F24, insieme alla dichiarazione dei redditi: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre, con i codici tributo 1790 e 1791 (acconti) e 1792 (saldo). Nel primo anno non ci sono acconti, quindi il primo pagamento, l’anno dopo, è più pesante: conviene mettere da parte ogni mese una quota degli incassi.
Errori comuni
- Contare le fatture emesse invece degli incassi: per i limiti e per le tasse conta quando incassi.
- Dedurre le spese: nel forfettario sono già comprese nel coefficiente, e non si scaricano.
- Dimenticare gli acconti dell’anno dopo: il primo pagamento comprende saldo e acconto insieme.
- Applicare il 5% a un’attività che prosegue un lavoro dipendente con le stesse mansioni.
- Ignorare il limite di 35.000 € di redditi da lavoro dipendente dell’anno prima.
Domande frequenti
Posso essere dipendente e avere la partita IVA forfettaria?
Sì, se nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente o pensione non hanno superato 35.000 € e se non lavori in prevalenza per il tuo datore di lavoro attuale o per quelli dei due anni precedenti.
Cosa succede se supero 85.000 euro?
Se resti sotto i 100.000 € finisci l’anno nel forfettario ed esci dal 1° gennaio successivo. Oltre i 100.000 € esci subito e applichi l’IVA dalla fattura che supera il limite.
Il cliente mi deve fare la ritenuta d’acconto?
No: chi è nel regime forfettario non subisce la ritenuta. In fattura si indica che l’operazione rientra nel regime forfettario.
Quanto dura l’aliquota del 5%?
Per l’anno di inizio e i quattro successivi, se ci sono i requisiti di nuova attività. Poi si passa al 15%.
Devo emettere la fattura elettronica?
Sì: dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria anche per tutti i forfettari.
Fonti ufficiali
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89: regime forfettario.
- Legge 29 dicembre 2022, n. 197: soglia di 85.000 € e uscita immediata oltre 100.000 €.
- Legge 30 dicembre 2024, n. 207: limite di 35.000 € per i redditi da lavoro dipendente.
- D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642: imposta di bollo sulle fatture.
- Modelli AA9/12 e AA7/10 e relative istruzioni, Agenzia delle Entrate.
- D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35: dichiarazione di inizio, variazione e cessazione attività; dal 1° gennaio 2027 le stesse regole sono nell’art. 68 del testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, allegato).
- D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, art. 9: Comunicazione Unica per la nascita dell’impresa.
Le cifre degli esempi sono calcolate con gli stessi motori degli strumenti del sito, sulle regole in vigore alla data di aggiornamento. Come le controlliamo: come verifichiamo i dati. Questa guida non sostituisce il parere di un professionista.