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Guida · Partita IVA e fatture

Fattura elettronica scartata: i codici di errore SdI più comuni e come correggerli

di Brian Barrionuevo · aggiornata il · 9 minuti di lettura

Quando il Sistema di Interscambio scarta una fattura elettronica, nella ricevuta c’è un codice di cinque cifre che dice che cosa non va. Questa guida spiega i codici che capitano più spesso, con esempi di calcolo fatti con le regole ufficiali, e come rimandare la fattura senza perdere la data.

In breve

  • Una fattura scartata non è emessa: va corretta e rimandata entro cinque giorni dalla notifica di scarto, preferibilmente con lo stesso numero e la stessa data.
  • Gli scarti più frequenti riguardano i conti (00421, 00422, 00423), la natura IVA (00400, 00445), il numero già usato (00404) e i dati del cliente (00305, 00311).
  • Sui conti lo SdI tollera meno di un centesimo di differenza per riga e per imposta: 33,33 × 3 fa 99,99 €, non 100 €.

Che cosa succede dopo l’invio

La fattura elettronica è un file XML che passa dal Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate prima di arrivare al cliente. Lo SdI controlla il file e risponde con una ricevuta. Gli esiti possibili sono tre:

  • Ricevuta di consegna: la fattura è arrivata al cliente, al suo codice destinatario o alla sua PEC. È emessa.
  • Ricevuta di impossibilità di recapito: i controlli sono passati, ma la fattura non si è potuta consegnare, per esempio perché la casella PEC del cliente è piena. La fattura è emessa lo stesso e il cliente la trova nella sua area riservata del sito dell’Agenzia; conviene avvisarlo e mandargli una copia.
  • Ricevuta di scarto: il file non ha superato un controllo. La fattura non è emessa: per il fisco è come se non esistesse.

La ricevuta di scarto arriva entro cinque giorni, sullo stesso canale da cui hai mandato il file (il portale Fatture e Corrispettivi, la PEC o il tuo intermediario). Per ogni errore contiene un codice di cinque cifre e una descrizione. Il codice è la parte utile: tutti i controlli sono elencati, con le regole esatte, nel documento ufficiale «Elenco dei controlli effettuati sul file fattura», oggi alla versione 2.0.

Come si rimanda una fattura scartata

Secondo la circolare 13/E del 2018 dell’Agenzia delle Entrate, la fattura scartata va rimandata entro cinque giorni dalla notifica di scarto, preferibilmente con lo stesso numero e la stessa data di quella originale. Così la data della fattura resta quella giusta rispetto all’operazione.

  1. Leggi il codice nella ricevuta e correggi il dato nel programma che usi, o rigenera il file.
  2. Lascia lo stesso numero e la stessa data. Il controllo dei duplicati confronta la fattura solo con quelle non scartate: il numero della fattura scartata è di nuovo libero.
  3. Cambia il nome del file. Lo SdI rifiuta un file con un nome già ricevuto (codice 00002), anche se quel file era stato scartato. Basta cambiare il progressivo finale: da IT01234567890_00001.xml a IT01234567890_00002.xml.
  4. Rimanda il file e controlla la nuova ricevuta.

Se non riesci a rispettare i cinque giorni, o il tuo programma non ti lascia riusare numero e data, la circolare ammette due alternative: una fattura con numero e data nuovi, collegata a quella scartata, oppure una numerazione che faccia capire che si tratta di una rettifica, come «1/R», in un registro sezionale. La fattura scartata non si annulla con una nota di credito: non essendo mai stata emessa, basta una variazione nella tua contabilità interna, senza mandare niente allo SdI.

Gli scarti sui conti: 00423, 00421 e 00422

Sono i più insidiosi, perché a occhio la fattura sembra giusta. Lo SdI rifà i conti con regole precise e tollera differenze molto piccole: se il tuo programma arrotonda in un altro modo, il file viene scartato.

Le tolleranze dei controlli sui conti
CodiceChe cosa ricalcola lo SdIDifferenza ammessa
00423Il prezzo totale di ogni riga: prezzo unitario, con sconti e maggiorazioni, per la quantitàmeno di 1 centesimo
00421L’imposta di ogni aliquota nel riepilogo: imponibile × aliquota / 100, arrotondata al centesimomeno di 1 centesimo
00422L’imponibile di ogni aliquota nel riepilogo: somma dei prezzi totali delle righe, più l’eventuale contributo cassa e arrotondamentomeno di 1 euro

Esempio: tre ore di consulenza per 100 € in tutto (errore 00423)

  1. Il prezzo unitario viene scritto con due decimali: 100 / 3 = 33,33 €.
  2. Lo SdI calcola 33,33 × 3 = 99,99 €, ma nel prezzo totale della riga c’è 100,00 €.
  3. La differenza è 0,01 €: non è inferiore a un centesimo, quindi il file viene scartato.

Soluzioni: scrivere il prezzo unitario con più decimali (il campo ne ammette fino a otto: 33,33333333 × 3 dà una differenza di pochi miliardesimi), oppure indicare quantità 1 e prezzo 100,00 €.

Lo stesso errore capita con gli sconti. Nell’XML lo sconto di riga espresso in euro ammette solo due decimali, mentre il prezzo unitario ne ammette otto: se il gestionale calcola lo sconto con più decimali e poi lo arrotonda, il totale della riga non torna. L’Agenzia suggerisce, in questi casi, di indicare lo sconto come una riga a parte, con il prezzo negativo scritto con tutti i decimali necessari. Gli sconti in percentuale, invece, si applicano «a cascata»: il secondo sconto si calcola sul prezzo già scontato dal primo.

Esempio: sette righe da 10,15 € con IVA al 22% (errore 00421)

  1. Il programma calcola l’IVA riga per riga: 10,15 × 22% = 2,233, arrotondata a 2,23 €.
  2. Poi somma le IVA arrotondate: 2,23 × 7 = 15,61 €, e scrive questo importo nel riepilogo.
  3. Lo SdI invece calcola l’imposta sul totale: 71,05 € × 22% = 15,63 €.

La differenza è 0,02 € e il file viene scartato. L’IVA va calcolata una sola volta per ogni aliquota, sul totale imponibile del riepilogo.

Quando il conto dà più di due decimali si arrotonda al centesimo: per difetto se la terza cifra è minore di 5, per eccesso se è 5 o più. Gli esempi del documento ufficiale: 1.500,2448 diventa 1.500,24 e 1.500,2458 diventa 1.500,25.

Esempio: avvocato con contributo alla cassa (errore 00422)

  1. Compenso 1.000,00 € più il 4% di contributo integrativo alla cassa forense: 40,00 €, soggetto a IVA.
  2. Nel riepilogo al 22% l’imponibile deve essere 1.000,00 € + 40,00 € = 1.040,00 €, e l’imposta 228,80 €.
  3. Se il riepilogo riporta solo 1.000,00 €, la differenza è di 40,00 €, ben oltre l’euro di tolleranza.

Il contributo cassa indicato nei dati della cassa previdenziale fa parte dell’imponibile della sua aliquota: se manca nel riepilogo, il file viene scartato con 00422.

Aliquota e natura IVA: 00400, 00401, 00424, 00445

Ogni riga ha un’aliquota IVA. Quando l’aliquota è zero serve anche la natura, cioè il codice che spiega perché l’IVA non c’è.

  • 00400: una riga ha aliquota zero ma manca la natura. Chi è nel regime forfettario usa N2.2 (operazioni non soggette, altri casi).
  • 00401: il contrario, una riga con l’IVA ha anche la natura.
  • 00424: l’aliquota va scritta come percentuale, 22.00, non come 0.22.
  • 00445: dal 1° gennaio 2021 non si possono più usare i codici generici N2, N3 e N6: servono quelli di dettaglio (N2.1, N2.2, N3.1…, N6.1…).
  • 00419, 00443 e 00444: righe e riepilogo non corrispondono. Nel riepilogo ci deve essere un blocco per ogni aliquota (e per ogni natura) usata nelle righe, né uno di più né uno di meno.

Numero già usato: 00404

Lo SdI scarta una fattura quando ne ha già ricevuta un’altra, non scartata, con la stessa partita IVA del fornitore, lo stesso numero e la stessa data nell’anno. Conta solo l’anno della data: la numerazione può ripartire da 1 ogni anno. Per le note di credito (tipo documento TD04) il controllo guarda anche il tipo: una fattura e una nota di credito possono avere lo stesso numero nello stesso anno, due note di credito no.

Esempio: tre documenti con il numero 15 nello stesso anno

  1. Fattura n. 15 del 10 marzo: consegnata.
  2. Nota di credito (TD04) n. 15 del 20 aprile: accettata, perché è di un altro tipo e una delle due è una nota di credito.
  3. Fattura n. 15 del 3 maggio: scartata con 00404, perché esiste già una fattura n. 15 dello stesso anno.

Se la prima fattura n. 15 fosse stata scartata, il numero sarebbe stato di nuovo libero: è per questo che la fattura corretta si può rimandare con lo stesso numero.

Lo stesso controllo, dentro un unico file con più fatture (un «lotto»), dà l’errore 00409: due fatture con lo stesso numero nello stesso invio. In un lotto basta un errore perché venga scartato tutto il file.

I dati del cliente e i tuoi: 00305, 00306, 00324, 00311

Lo SdI controlla partite IVA e codici fiscali nell’anagrafe tributaria. Non basta che siano scritti bene: devono esistere.

  • 00305: la partita IVA del cliente non risulta nell’anagrafe tributaria. Quasi sempre è un errore di battitura; si controlla con il servizio «Verifica partita IVA» dell’Agenzia.
  • 00306: il codice fiscale del cliente non è valido. Per un privato consumatore si indica solo il codice fiscale.
  • 00324: partita IVA e codice fiscale del cliente ci sono tutti e due ma non appartengono allo stesso soggetto, per esempio la partita IVA di una società con il codice fiscale personale del suo amministratore.
  • 00311 e 00312: il codice destinatario non esiste o non è attivo. Se il cliente non te ne ha dato uno, si usa 0000000 (sette zeri), con la sua PEC se la conosci; per i clienti esteri si usa XXXXXXX.
  • La tua partita IVA: se alla data della fattura risulta cessata, lo SdI scarta il file. Capita a chi ha chiuso una partita IVA, ne ha aperta un’altra e usa per sbaglio quella vecchia.

Nome del file, formato e data: 00001, 00002, 00200, 00403

Il nome del file segue una regola fissa: IT, il codice fiscale o la partita IVA di chi trasmette il file, un trattino basso e un progressivo di al massimo cinque lettere o cifre. Per esempio IT01234567890_00001.xml, oppure IT01234567890_00001.xml.p7m se il file è firmato con la firma CAdES. Un nome che non rispetta la regola dà 00001; un nome già usato dà 00002.

  • 00200: il file non rispetta il formato. Un campo obbligatorio vuoto, una data scritta male, un importo con la virgola: nell’XML i decimali si scrivono con il punto (1500.25) e le date come 2026-03-10. La descrizione nella ricevuta indica il campo esatto; oltre 50 errori di formato il codice diventa 00201.
  • 00403: la data della fattura è successiva al giorno in cui lo SdI la riceve. Non si possono mandare fatture datate nel futuro.
  • 00425: il numero della fattura deve contenere almeno una cifra: «A» non va bene, «A1» sì.
  • 00102: il file firmato è stato modificato dopo la firma, oppure la firma non è valida. Va rigenerato e firmato di nuovo.

Il generatore XML del sito controlla prima dell’invio gli errori più frequenti: l’ultima cifra della partita IVA, il formato dell’aliquota, la natura sulle righe senza IVA, il riepilogo per aliquota e i numeri già usati con la stessa partita IVA nel tuo browser. Non può sapere se una partita IVA esiste o è cessata: quello lo verifica solo lo SdI.

Errori comuni

  • Rimandare il file corretto con lo stesso nome: viene rifiutato con 00002.
  • Fare una nota di credito per «annullare» una fattura scartata: non serve, perché non è mai stata emessa.
  • Arrotondare il prezzo unitario a due decimali quando il totale della riga è una cifra tonda.
  • Calcolare l’IVA riga per riga e scrivere nel riepilogo la somma arrotondata.
  • Usare N2 invece di N2.2 sulle fatture del regime forfettario.
  • Lasciar passare più di cinque giorni dallo scarto senza rimandare la fattura.

Domande frequenti

Una fattura scartata vale come emessa?

No. Il file scartato si considera non emesso. Va corretto e rimandato entro cinque giorni dalla notifica di scarto, preferibilmente con lo stesso numero e la stessa data.

Posso rimandarla con lo stesso numero?

Sì, ed è la soluzione preferita dall’Agenzia. Il controllo dei duplicati (00404) ignora le fatture scartate, quindi il numero risulta libero. Cambia però il nome del file.

Sono passati più di cinque giorni: cosa faccio?

Emetti una fattura con numero e data nuovi, collegata a quella scartata, oppure con una numerazione di rettifica come «1/R» in un registro sezionale, come indicato dalla circolare 13/E del 2018.

La fattura è stata consegnata ma contiene un errore: posso rimandarla?

No: una fattura consegnata è emessa. Si corregge con una nota di credito e, se serve, con una nuova fattura.

Cosa vuol dire «impossibilità di recapito»?

Che i controlli sono passati ma la fattura non si è potuta consegnare. È comunque emessa: il cliente la trova nella sua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Conviene avvisarlo.

Fonti ufficiali

Le cifre degli esempi sono calcolate con gli stessi motori degli strumenti del sito, sulle regole in vigore alla data di aggiornamento. Come le controlliamo: come verifichiamo i dati. Questa guida non sostituisce il parere di un professionista.